I PENSIERI
È come voler stendere il pongo sulla carta per renderlo un foglio sottile, e poterlo finalmente capire.
Ma forse è un’illusione.
E mentre li stendo mi accorgo che assumono forme nuove e nuovi misteri da risolvere. Tuttavia la soluzione non è nella comprensione ragionata, non devo arrovellarmi come troppo spesso faccio. Come si mostrano naturalmente è l’indizio, l’unico modo per districare il nodo: sentirlo com’è veramente, nel suo mondo.
Non è più tanto semplice dopo esser cresciuti in una realtà come la mia, dove tutto dev’essere spiegato. Possibile che non possa venir accettato che la realtà delle cose, dei pensieri, sta nella loro visione istantanea? Come meglio puoi capirlo se non ascoltando le sensazioni che ti danno al primo impatto? Davvero non ci fidiamo più del nostro istinto. È facile allora capire perché gli animali sentono prima i terremoti, i temporali o la presenza di estranei in casa. Ci ha esaltato così tanto saper ragionare, che abbiamo perso altre virtù. Ma basta ora, il discorso è finito.
È solo il colore di un mattino d’estate, terso, in città, che vedi riflettersi sui muri delle case. Così leggero, così fresco nonostante i trenta gradi. È solo il colore del cielo mattutino d’inverno, così palesemente diverso. I toni viola attorno alle nuvole alte, pigre. Stavolta freddo, molto freddo, ma la medesima sensazione di freschezza. Come a dimostrare che questo nuovo giorno non è ancora stato contaminato. È solo il tremolare di una foglia di noce, calda d’autunno, al vento leggero. Lì, tra l’erba ancora verde. E il suo tremare è una lotta affettuosa tra l’erba e il vento, come a litigarsi l’amico di gioco. È solo un sottile strato di neve su tutte le cose. Vedi tutto ciò che davi per scontato il giorno prima, in modo diverso. Sì, è sempre lui, ma ha un altro peso, tutte le regole messe in discussione. Com’è giusto che siano. È una serata in casa, da soli, quando hai quella strana voglia di scrivere e non ti serve nient’altro. E scrivi, ma vorresti farlo più in fretta perché i pensieri vanno più rapidi delle dita. E spesso ti sorprendi a sorridere e il giorno dopo ti chiedi come potevi star così bene senza veder nessuno, senza uscire. Senza fare niente. È solo la sensazione che non si può avere se non dopo esser stati svegli tutta la notte, percependo l’alba su un prato di montagna. Le palpebre accaldate e ruvide di sonno, quella lieve stanchezza dei muscoli del corpo che accantoni quando il ciclo della vita ti ordina di cominciare un nuovo giorno. Forse uno dei pochi momenti in cui riesci a sentirti parte della natura, di ciò che non è stato creato dall’uomo. Forse è solo una sensazione, ma accompagnata dal lento sfumare dei rumori notturni, dalla ripresa dei cinguettii degli uccelli e dalla fine del letargo delle piante, baciate dal primo sole.
Forse un giorno sapremo meglio dare ascolto al nostro spirito. Quando ai figli non s’insegnerà ad usare il cellulare, ma a sentire, a percepire i messaggi sussurrati del mondo.
Forse capiremo che il mondo migliore non è esattamente quello in cui una guerra in un paese lontano non ci sia più.
Forse capiremo che tutto comincia dalla nostra anima.
Da ora.
P.S.: buon nuovo anno a tutti! (io son malato in casa… sigh!)