Dite che é molto?
La grande fede
Dite che é molto?
Questo post si prospetta lunghissimo… azz. Ok, al lavoro.
Eravamo rimasti a venerdí primo Giugno: incontro Carol e Cristina in centro che mi invitano per il we nel sudovest. Progetti per il we, chiedo? Nessuno a parte: direzione Cork, rientro entro martedí mattina prima che aprano e l’anima zingara. Giá, proprio gipsy é la parola abusata.
Si comincia con una giornata coperta, ma pieni di entusiasmo. Siamo in otto in due auto.
La Punto é composta da conviventi: Ewa e Wojciech (sposi polacchi), Carol (spagnola) e Cristina (messicana); guida Cri.
La Fiesta é l’auto francese con infiltrato: Audrey (il pilota), Pierre (dal cognome italiano), Gilles (tagliapietre restauratore di castelli irlandesi) e io (l’infiltrato d’oltralpe).
Avró da parlare piú approfonditamente di questi personaggi. Pant! , sono giá stanco.
Dicevo, il sabato é brutto e la versione irlandese dei due idioti del telefono italiani mi fa scoprire che anche in francia ci sono: non c’é scampo per noi. Nel frattempo chiacchiero alternativamente con Pierre, che si intende di musica (Credence!), e Gilles, che si intende di cinema (quasi: adora i Monthy Pyton ma non sa chi sia John Belushi. Aiuto!). Con Audrey non c’é verso: lei guida e io, come ultimo arrivato, mi guadagno il posto dietro perenne. Futuri sviluppi amorosi assegneranno poi definitivamente il posto anteriore a Pierre e io mi intratterró con Gilles che mi insegna il francese leggendo la loro guida Routard. Scopro rapidamente di essere il vecchio del gruppo: forse Wojciech si salva, gli altri stanno tra i 20 e i 24 e.. me ne danno 23! Bho…
Limerick é una merda e ci fermiamo solo a mangiare, a Killarney c’é una cattedrale interessante ma sono le sei e c’é messa, quindi ciccia. Non solo, un’auto ci blocca l’uscita e si smadonna per riuscire e scappare dal parcheggio.
Sul lago del parco stupendo del Kerry, mi siedo sul muschio stile tappeto e veniamo assaliti da alcuni insetti. Dopo la fuga in auto e la kill session di quelli che ci hanno seguito dentro, leggiamo sulla guida "occhio agli insetti verso sera": grazie, avevamo capito. Ancora auto e nuvole, ci fermiamo in un paesucolo del cazzo dove l’unica sistemazione economica é un ostello conduzione familiare con solo 3 camere: una é libera e puó contenere 3 persone. Nonostante gli insetti siamo ancora in 8. E qui Wojciech (pronuncia Voitek) rivela tutta la sua utilitá: oltre al fatto che il proprietario é polacco (qui ci son quasi piú polacchi che irlandesi), c’ha sempre le bazze per tutto. Non solo! É generoso e si fa in quattro per chiunque. Vabé, la morale é che dormiamo in 8 in quella camera, due per letto, i due saccoapelati sulla rete e due in terra sul materasso. La cena sono i nostri soliti panini (bianco liscio) con pomodoro, prosciutto e formaggio.
La sera usciamo sotto la pioggierella, verso l’immenso paese di Tre Case (frazione Dieci Case) armati della chitarra del Pierre e troviamo una tettoia di un negozio sotto la quale rifugiarci.
Il barman Wojciech spilla coca e vodka, il vino non manca, la serata passa decisamente divertente.
La mattina dopo mi ustiono la lingua con il te, ma c’é il sole e ho dormito meglio di quanto pensassi fosse possibile. Percorriamo le penisole, verso sud, e i panorami sono stupendi. Diventa sempre piú caldo.
Raggiungiamo la punta estrema sud ovest dell’irlanda, dove fui con Sergio e ci godemmo il panorama di una coltre di nebbia che non si vedeva a 15 metri. Stavolta il panorama é decisamente meglio. Ovviamente non paghiamo il biglietto e ci godiamo la passeggiata sulle scogliere a sbafo. Le due auto di servizio per gli addetti alle strutture della scogliera sono due mini cooper originali dell’epoca. Incredibile. Si fa sera e ancora Cork é lontana, dove dovremmo dormire. Ma ce ne fottiamo e, tornando, la zingara Audrey, dopo aver aspettato quasi 20 secondi la risposta alla domanda "destra o sinistra?", piglia a destra. Arriviamo ad un punto morto, una baia tipo Portofino e, nonostante siano le sette il sole é ancora altino: via che si fa il bagno! I francesi e Cristina, contrariamente da quello che ci si potrebbe aspettare da una Messicana, sfidano le acque gelide dell’oceano. Io non ho cosí caldo, sará per la prossima. A Cork arriviamo tipo alle 23 e, ovviamente, non troviamo una cippa di niente disponibile, nonostante il receptionist dell’ostello meno caro sia polacco. "Si vedrá" é l’opinione generale. Altra session musicale, dopo un pasto con polli arrosti giá pronti acquistati all’economica cifra di 4 euro l’uno al supermarket. Vodka e birra da contorno.
Questa volta non siamo in un paesino affanculo, ma nella seconda cittá della Repubblica d’Irlanda e per di piú di fianco ad un enorme ostello. Da otto diventiamo rapidamente venti, oscillando nella notte con americani, irlandesi e tedeschi ad accrescere il numero di paesi di provenienzeapresenti. Suonano un po’ tutti, passa anche un tipo con uno djambé (forse), ma resta poco. Ci arrivano gavettoni dalle finestre e noi li invitiamo a scendere. Fu cosí che si fanno le cinque passate e l’appuntamento mattutino é alle 10: fanculo l’ostello, preferito dalle coppie e dal lavoratore, noi gitani latini (spagnola, messicana e io) dormiamo in auto.
La mattina dopo si utilizzano i servizi dell’ostello (-8 e colazioniamo con un pessimo cappuccino e muffin in un caffé in centro. Come avevo preannunciato loro, Cork é orrenda e decidiamo di partire "presto" per Cobh, poi Cashel e da lí tornare a Galway.
É stupendo, forse uno dei piú bei siti che io abbia mai visto. C’é ancora una cupola intatta, un arco del quadriportico, quasi tutti i muri e voltoni della chiesa, il cimitero cinto da muretto con albero; stalla, refettorio e altri locali sono solo muri bassi, ma l’atmosfera é da sogno. Torniamo felici e stanchi. Anzi no: non abbiamo cenato, quindi i non lavoratori da Audrey a farci una spaghettata di mezzanotte (diciamo delle tre).- un pomodoro scaldato al microonde (poche pippe, tutte le altre volte che ho mangiato questa colazione, sia a Londra che in Irlanda, il pomodoro era abbrustolito sopra e freddo dentro, quindi va fatto cosí (per lo schifo di Orco))
- qualche cucchiaiata di fagiolata in pomodoro tipica
- due fette di pane bianco tostato liscio (cit)
e si presentava in cotal maniera:
Suggerimenti per le prossime avventure: aggiungere piú pane e fagioli, cuocere di piú i pomodori, cercare di inserire un secondo uovo, cercare di introdurre la giusta dose di burro in una qualche maniera.
Ce la posso fare, se siere con me ce la posso fare!

Innanzitutto ringrazio tutti per tutto lo Sforzo (cit) riposto nella preparazione ma soprattutto nella partecipazione a questa festa. È stata memorabile! Il fatto poi che io abbia una pessima memoria, mio orgoglio e vanto, non dovrebbe influire più di tanto: ho un sacco di cianfrusaglie piratose, poster colorati e rime idiote su pezzi di cartone che mi aiuteranno in questo. Tutte le foto da voi raccolte (Elena? Stan? Ned? Vale?) saranno obbligatoriamente riraccolte in un raccoglitore (virtuale?) e distribuite sulla città con fantastico gettito da un aereo monoposto monoelica in fiamme, ricco di monossido di carbonio (causa le fiamme). Non dimenticherò (me lo segno) mai l’accoglienza minacciosa di MonoGancio e TestaPallaDiCannone, i tentativi più verbali che fisici di quest’ultimo smarmagiasso di conquistare il ruolo di Nostromo all’interno della mia ciurma di manigoldi, scialacquando almeno tante parole quanto alcol ingerito, ed era tanto. Non dimenticherò la musica caraibica che, abbinata alla location DA FAVOLA, mi portava naturalmente un sorriso idiota sulla faccia, una camminata molleggiata e l’occhio a mezz’asta. La nave era un sogno, il molo un capolavoro, il cimitero con Stan mi hanno fatto sentire a casa e l’isola del tesoro, bhe, era semplicemente stupenda. Tant’è che mi ci sono comodamente accomodato, tra sabbia, piante tropicali, tesori e animali marini, in un relax che solo i quaranta gradi che percepivo potevano dare. Voi poi eravate il fiore all’occhiello, ma che dico?! eravate l’occhio di vetro, la gamba di legno e il gancio della festa! Invidiabilmente addobbati, vi avrei assoldato veramente nella mia ciurma, soprattutto per il colore, il calore, la deficienza e la capacità di ingurgitare alcolici. Mi tornano in mente tante cose (ormai è un ricordo lontano per la mia memoria a breve termine), la gesticolazione di Stan nel quale Nick ha realmente trovato la sua vocazione di commerciale (hihihi), il dj Piro perfetto in ogni cosa (credo ancora seriamente sia un marinaio, voi no?), la carpa molto poco capra che, effettivamente, sotto la panca non campava più, la sua linguina appuntita che pareva sbeffeggiarmi, le secchiate di piscio e il tricorno. La festa è stata così sentita, dalla così genuina atmosfera, che un vero pirata coi dread lock nomato Hermes proveniente nientepopodimenoche dalle isole di Capo Verde, ne ha sentito il richiamo a migliaia di miglia marine di distanza! E, da bravo pirata, pur sbevazzare un po’ di rum ha acconsentito a leccare margarina zuccherata direttamente dall’imperativo braccio del Capitano (me). Ricordo la danza tra femmine di ogni sorta, pirati uncinati, bendati, pistolati e quadrettati unirsi alla danzosa manifestazione, e mi sono sentito un re. Ma che dico? un Re dei Mari, un Comandante di Vascelli, uno spietato Capitano di Manigoldi. Non potrò mai veramente ringraziarvi abbastanza. Sono commosso (-.8

La prendo larga: quando ero piccolo c’era la "Palla Pazza che Strimpallazza", che voi tutti conoscerete benissimo perchè ha fatto epoca, che però andava a pile e prima o poi si scaricavano o si rompeva la Palla.
Ebbi poi anche le "Sghiribiglie Saltellanti", che erano tre biglie unite insieme dai dei fili di metallo da molla e, lasciandole cadere in terra, ognuna rimbalzava a caso ma si trascinava dietro le altre, bene o male, grazie/a causa del legame molloso che le univa. Ho sempre pensato che "sghiribiglie" fosse una fusione di "sghiribizzo" e "biglie", ma ciò non è dato di sapere.
Tutto questo per introdurre la parola "sghiribizzo". Ve l’avevo detto che la prendevo larga…
Un paio di mesi fa, m’è venuto lo sghiribizzo di fare un mese di dieta vegetariana, dove con dieta si intende che, visto che non mangio carne, dovrò sopperire con quintalate di altra roba, non che mangio poco. Questo sarebbe impossibile. Il suddetto sghiribizzo, una delle mie tante idee malate (che, purtroppo, spesso risultano irrealizzabili e il mondo è costretto a non subire), naque o nasce da un commistione di voglia di provare qualcosa di nuovo, sfidare me stesso a una rinuncia, il disgusto degli allevamenti intensivi e l’insano proposito di purgare l’organismo (il mio).
É vero, il ventaglio di cose mangiabili si riduce drasticamente, specialmente per uno pseudo-carnivoro (non onnivoro) come me, però ho notato che la mancanza di carne mi fa avere fame 5 o 6 volte al giorno, sia il fruttarello, lo yogurthin, il latte e biscotti o la pizza al taglio, e altre volte ancora migliori ti fa fare, giustificato da "eh, non mangio carne" delle porcate subumane.
Una di queste è avvenuta ieri, ed ha innalzato il mio grado all’interno dei favori di Illo, il Grandioso dio onnipresente Burro. Mi sono accorto di ciò quando mi sono sentito pronunciare la seguente frase:
"’Azzo! C’è più parmigiano che spinaci nel mio burro!"